Viaggio in treno. Si ritorna cattivi, stufi delle cose belle che si ha imparato ad osservare da soli ma che ci si è resi conto non essere altro che polvere (di stelle, certo, ma pur sempre polvere) e si arriva in una buia stazione, troppo affollata pur essendo un venerdì di rientri, troppo poco gioiosa per essere quasi Natale.
E la si vede lì, con lo sguardo perso; o è arrivata o sta aspettando qualcuno. "Ciao".
Una risposta che tarda ad arrivare: come se un vecchio motorino stesse guidando una messa a fuoco che fa fatica a fare il proprio dovere. Poi, dopo aver mancato per due volte di fila la focale giusta, si riesce con il terzo tentativo: "Ah, Ciao". Ma è una voce tremendamente svampita, assente, quasi artificialmente rilassata da troppi eccessi.
E in quell'assente ciao, in quella fatica di ricordare quello che credeva essere un vecchio amico, uno di quei personaggi che tornano quando c'è proprio bisogno di loro... più nulla. Tutto scomparso.
Certe volte la magia deve essere uccisa dal mago. E' il compito più triste che debba compiere questo artista, poichè troppe volte sono le persone a volere uccidere la sua figlia prediletta.
E quando anche lui deve ricordarsi che sua figlia non può vederla nessun altro all'infuori di sè stesso, fa male, poichè è esattamente come colpirla a morte mentre dorme tranquilla.
Odio il mondo degli uomini, mentre sono innamorato di quello degli Uomini.
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1 commento:
Niente paura: ci pensa la vita, mi han detto così...
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