Un'ombra fagocitata dalle tenebre. La tragicità di un istante che resterà unico. Un flash che non abbaglia, acceca, poichè toglie la luce tutto intorno.
Sentirsi bloccati. Percepire come non esista una direzione nell'ombra. Non si sentono pareti ovunque si cammini. Il che è peggio. Poichè lascia il dubbio che esistano.
Una parete sarebbe una dimostrazione. La possibilità di essere certi che un limite esisteva, eravamo semplicemente noi a non sapere che questo c'era.
La mia lanterna l'ho già abbandonata. Giace ormai perduta anch'ella da qualche parte, a contatto con la fredda terra. Niente più luce. Io stesso vi rinunciai. Non era luce. Era solo credere. Ma laddove si crede ci si illude.
Credere in qualche cosa o qualcuno è illudersi, e ciò non possiede senso. Non ne ha. E' inutile. Non si può fondare un castello sull'acqua. Come è inutile provare a fondare un castello.
Eppure persisto. Non sono ancora deciso a dimenticare tutto. Lasciar perdere la vita. Non si può ignorare che un'uscita non esiste, eppure ci prova a cercarla. Ma non è questa la natura umana. No. Questa è una maledizione, che spetta a pochi. A me è toccata. Una semplice prova del dolore.
Beati gli illusi, che cadranno e nemmeno nel momento ultimo percepiranno nulla e si addormenteranno tranquilli, forse spaventati dal viaggio che li attende, ma nulla di più.
Qui si cadrà nel baratro, ma ci si lascerà andare con gli occhi aperti, senza aspettarsi una nuova meta, ma semplicemente sapendo, che non ci sarà nulla ad attenderci.
Ho cercato la lanterna. Ho provato a ricostruirne i pezzi danneggiati. Ma non mi era possibile. Io stesso rifiutai il mio intento, comprovata la stupidità di un tale gesto. Eppure, provai.
Proverei ancora. Ma non realizzerei una lanterna. Solo una piccola scintilla. Se solo potessi, donerei quell'istante al buio. E saprei per certo, che il baratro mi accetterà, ma non saprà mai se tutto me stesso è caduto, o se qualcosa è rimasto.
mercoledì 11 luglio 2007
A-sociali per natura (e non solo io)
Epifania: momento di improvvisa rivelazione di come la realtà è effettivamente. Elemento fondamentale dei lavori di Joyce o delle poesie di Montale.
E ogni tanto, capita anche a chi di poetare e di scrivere non è capace.
Ripensavo alla introduzione del blog. "Questa è la pagina di un solitario". In passato (ma anche adesso) pensavo tantissimo a come dovessi considerare questa caratteristica come qualcosa di negativo, un piccolo - (meno) da mettere vicino al mio nome. Non va bene stare da soli. Non sta bene. L'uomo è un animale sociale, è inutile provare ribrezzo per le relazioni sociali, ma soprattutto è contronatura. Marx vedeva nella società l'elemento distintivo principale dell'uomo.
Posso permettermi? Marx non è mai stato uno che ci azzeccasse granchè. Scusate la sparata, ma i fatti mi cosano: in Russia hanno attuato la rivoluzione socialista/comunista e al contempo hanno fatto una rivoluzione contro il Capitale (da intendersi come libro di Marx). In effetti, se la rivoluzione doveva essere il raggiungimento della sintesi superante le contraddizioni (quali fasi antitetiche) della società borghese, la rivoluzione è avvenuta laddove borghesia non c'era...
Ma tutto questo per sparlare un po' addosso a Marx (poverino, non mi ha mai fatto niente; all'esame mi hanno chiesto il suo maestro Hegel, mica lui... sarà che non mi è mai piaciuto)? No, per dire che considerare la società come l'elemento fondamentale dell'uomo non è corretto. E' forse una sparata maggiore.
Ma allora, quel piccolo - che mettevo sempre vicino al mio nome, forse non era un elemento così negativo... forse poteva starci. Possiamo addirittura azzardare che poteva trasformarsi in un + ? Perchè non sarebbe dovuto essere così. Solo perchè la gente dice che non è bene tenersi troppo fuori dal gruppo?
"Una volta che si ha visto il fluido vitale, non si può più tornare indietro [...] la maschera che portavamo vediamo di aggiustarla sul viso" poichè ormai sappiamo che il nostro volto non ha un'unica forma, ma sempre tante, tante diverse, costantemente forzate a mutare, poichè l'unica cosa veramente naturale all'uomo è sentirsi stretto dietro una maschera.
E ogni tanto, capita anche a chi di poetare e di scrivere non è capace.
Ripensavo alla introduzione del blog. "Questa è la pagina di un solitario". In passato (ma anche adesso) pensavo tantissimo a come dovessi considerare questa caratteristica come qualcosa di negativo, un piccolo - (meno) da mettere vicino al mio nome. Non va bene stare da soli. Non sta bene. L'uomo è un animale sociale, è inutile provare ribrezzo per le relazioni sociali, ma soprattutto è contronatura. Marx vedeva nella società l'elemento distintivo principale dell'uomo.
Posso permettermi? Marx non è mai stato uno che ci azzeccasse granchè. Scusate la sparata, ma i fatti mi cosano: in Russia hanno attuato la rivoluzione socialista/comunista e al contempo hanno fatto una rivoluzione contro il Capitale (da intendersi come libro di Marx). In effetti, se la rivoluzione doveva essere il raggiungimento della sintesi superante le contraddizioni (quali fasi antitetiche) della società borghese, la rivoluzione è avvenuta laddove borghesia non c'era...
Ma tutto questo per sparlare un po' addosso a Marx (poverino, non mi ha mai fatto niente; all'esame mi hanno chiesto il suo maestro Hegel, mica lui... sarà che non mi è mai piaciuto)? No, per dire che considerare la società come l'elemento fondamentale dell'uomo non è corretto. E' forse una sparata maggiore.
Ma allora, quel piccolo - che mettevo sempre vicino al mio nome, forse non era un elemento così negativo... forse poteva starci. Possiamo addirittura azzardare che poteva trasformarsi in un + ? Perchè non sarebbe dovuto essere così. Solo perchè la gente dice che non è bene tenersi troppo fuori dal gruppo?
"Una volta che si ha visto il fluido vitale, non si può più tornare indietro [...] la maschera che portavamo vediamo di aggiustarla sul viso" poichè ormai sappiamo che il nostro volto non ha un'unica forma, ma sempre tante, tante diverse, costantemente forzate a mutare, poichè l'unica cosa veramente naturale all'uomo è sentirsi stretto dietro una maschera.
domenica 8 luglio 2007
Descrizione di uno strano istante
Sera. Passeggiata tranquilla con un'amica per le strade del centro. Troviamo un grande affollamento. Cerchiamo di passarci attraverso. Improvvisamente lei mi ferma e mi fa notare una ragazza seduta per terra all'ombra di un muro laterale del duomo che si tiene il volto tra le mani. Per quanto mi riguardava, l'avrei tranquillamente lasciata a piangere le sue sofferenze nella sua solitudine: odio essere disturbato quando mi ritiro in solitudine, ed estesi lo stesso principio anche a quella ragazza. La mia amica, contro quanto le suggerivo, le si avvicinò chiedendole se tutto andasse bene. La ragazza alzò lo sguardo e, rivolgendosi all'apparizione che le stava innanzi, dopo aver asciugato qualche lacrima, la ringraziò e, stringendole la mano le chiese come si chiamasse.
Rimasi a contemplare la scena. Immobile. Provando ad immaginare i sentimenti che quella triste ragazza potrebbe aver provato nel vedersi comparire davanti una perfetta sconosciuta che, nonostante non avesse la più pallida idea di chi lei fosse, si fosse preoccupata per lei.
Per quanto mi riguarda quella ragazza potrebbe tranquillamente aver pensato al miracolo: in un momento di odio e tristezza, sentirsi in qualche modo ancora al centro delle attenzioni di qualcuno che non si conosce può essere tranquillamente considerato qualcosa di magico.
Ritengo che sia proprio questo il modo di considerare l'atteggiamento della mia amica. La gratuità non è altro che la magia vera e propria. Fare qualcosa solo perchè si vuole farlo, senza fini, scopi o intenti utilitaristici. Come potreste definirlo, eccezzion fatta per stupido? Perchè in fondo è così che si definisce qualcosa di inutile.
Se sul computer trovassi un software che non fa nulla (nè di utile nè di dannoso) ma è semplicemente inutile, non farei altro che definirlo stupido e spostarlo nel cestino (un po' come Windows ormai). E per quanto l'esempio in fondo possa sembrarvi ridicolo e assolutamente senza connessione, funziona molto bene anche con le persone.
E' inutile chiedere ad una persona che piange se va tutto bene. La risposta è ovvia ancora prima di aver pronunciato le prime parole della domanda. Ma il semplice farlo, nella sua inutilità, guadagna un grande significato (ovviamente in relaziona alla situazione da me descritta).
La gratuità è un po' come la bellezza. Non serve a nulla, ma il semplice fatto che esista suscita qualcosa, e proprio questo non ha prezzo.
Rimasi a contemplare la scena. Immobile. Provando ad immaginare i sentimenti che quella triste ragazza potrebbe aver provato nel vedersi comparire davanti una perfetta sconosciuta che, nonostante non avesse la più pallida idea di chi lei fosse, si fosse preoccupata per lei.
Per quanto mi riguarda quella ragazza potrebbe tranquillamente aver pensato al miracolo: in un momento di odio e tristezza, sentirsi in qualche modo ancora al centro delle attenzioni di qualcuno che non si conosce può essere tranquillamente considerato qualcosa di magico.
Ritengo che sia proprio questo il modo di considerare l'atteggiamento della mia amica. La gratuità non è altro che la magia vera e propria. Fare qualcosa solo perchè si vuole farlo, senza fini, scopi o intenti utilitaristici. Come potreste definirlo, eccezzion fatta per stupido? Perchè in fondo è così che si definisce qualcosa di inutile.
Se sul computer trovassi un software che non fa nulla (nè di utile nè di dannoso) ma è semplicemente inutile, non farei altro che definirlo stupido e spostarlo nel cestino (un po' come Windows ormai). E per quanto l'esempio in fondo possa sembrarvi ridicolo e assolutamente senza connessione, funziona molto bene anche con le persone.
E' inutile chiedere ad una persona che piange se va tutto bene. La risposta è ovvia ancora prima di aver pronunciato le prime parole della domanda. Ma il semplice farlo, nella sua inutilità, guadagna un grande significato (ovviamente in relaziona alla situazione da me descritta).
La gratuità è un po' come la bellezza. Non serve a nulla, ma il semplice fatto che esista suscita qualcosa, e proprio questo non ha prezzo.
martedì 3 luglio 2007
The butterfly effect e la farfalla
2 luglio 2007. Ore 11:10. "Prego, si accomodi pure". Una voce alle mie spalle mi chiama per farmi entrare. Il mio esame orale di maturità sta per avere inizio. Discreto livello di nervosismo, come di agitazione. Livelli di adrenalina molto alti, ma in fondo tranquillo, quasi curioso di poter ingaggiare il mio ultimo scontro con i miei professori e pronto a sfidare i nuovi. Con ben chiara in mente la frase di Rea di due pomeriggi prima: "Verrò a sentirti fare la tua lezione, professore" (o qualcosa di molto simile a questo), mi porto alla lavagna multimediale, preparo il file illustrando come veramente funziona quella lavagna e comincio a esporre. Che cos'è l'effetto farfalla, bla bla... poi, improvvisamente...
"... ehm, mi sono appena accorto di avere una farfalla davanti ai piedi!".
Già, uno illustra l'effetto farfalla in fisica cercando un collegamento alla filosofia e magicamente si ritrova una farfalla davanti. In quel momento, così banale e probabilmente secondo qualcuno addirittura fastidioso, il cuore ha fatto un piccolo balzo e una piccola scintilla mi ha illuminato il sorriso.
"Un segno del destino" hanno detto alcuni e devo confessare che anche io per un attimo sono rimasto fortemente incuriosito da quell'evento che, nella sua banalità e al contempo nella sua puntualità mi ha stupito. E non solo in questi due elementi. E' molto curioso che ad una persona che espone una tesina sulla libertà si parli di destino. In effetti i due, come elementi, fanno particolarmente a pugni.
E in quell'unico, brevissimo istante che mi ero rubato per osservare l'insetto, è scattata una brevissima riflessione.
Ma la libertà della quale hai così tanto parlato e della quale stai cercando di giustificare l'esistenza, esiste?
La risposta non è giunta subito, ma più tardi, quando il cervello ha avuto modo di concentrarsi su altre cose che non fossero il Caos, Zola o Hegel.
La risposta è arrivata dopo, osservando l'abbondante pioggia che è caduta il pomeriggio.
Finalmente, dopo essermi costretto allo studio contro qualunque briciola di voglia, avevo il tempo di osservare la pioggia cadere. E' uno spettacolo molto interessante. Per quanto monotono possa apparire, in realtà nessuna di quelle gocce cade mai nello stesso identico posto dove è caduta una precedentemente.
La libertà che tanti chiedono o vantano, in realtà viene da una scelta.
Quella scelta è in realtà il nostro unico atto libero. Poichè da quella il resto è una conseguenza. Una persona può scegliere se consegnarsi ad un sistema di cause ed effetti conseguenti o se provare a controllare essa stessa i propri eventi e diventare la causa dei propri effetti.
"... ehm, mi sono appena accorto di avere una farfalla davanti ai piedi!".
Già, uno illustra l'effetto farfalla in fisica cercando un collegamento alla filosofia e magicamente si ritrova una farfalla davanti. In quel momento, così banale e probabilmente secondo qualcuno addirittura fastidioso, il cuore ha fatto un piccolo balzo e una piccola scintilla mi ha illuminato il sorriso.
"Un segno del destino" hanno detto alcuni e devo confessare che anche io per un attimo sono rimasto fortemente incuriosito da quell'evento che, nella sua banalità e al contempo nella sua puntualità mi ha stupito. E non solo in questi due elementi. E' molto curioso che ad una persona che espone una tesina sulla libertà si parli di destino. In effetti i due, come elementi, fanno particolarmente a pugni.
E in quell'unico, brevissimo istante che mi ero rubato per osservare l'insetto, è scattata una brevissima riflessione.
Ma la libertà della quale hai così tanto parlato e della quale stai cercando di giustificare l'esistenza, esiste?
La risposta non è giunta subito, ma più tardi, quando il cervello ha avuto modo di concentrarsi su altre cose che non fossero il Caos, Zola o Hegel.
La risposta è arrivata dopo, osservando l'abbondante pioggia che è caduta il pomeriggio.
Finalmente, dopo essermi costretto allo studio contro qualunque briciola di voglia, avevo il tempo di osservare la pioggia cadere. E' uno spettacolo molto interessante. Per quanto monotono possa apparire, in realtà nessuna di quelle gocce cade mai nello stesso identico posto dove è caduta una precedentemente.
La libertà che tanti chiedono o vantano, in realtà viene da una scelta.
Quella scelta è in realtà il nostro unico atto libero. Poichè da quella il resto è una conseguenza. Una persona può scegliere se consegnarsi ad un sistema di cause ed effetti conseguenti o se provare a controllare essa stessa i propri eventi e diventare la causa dei propri effetti.
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