Eh già, succede, ogni tanto. Un po' loro, un po' anche tu, un po' anche io.
Ma non l'ho fatto apposta, è questo che dico, con una rassegnata calma, alla giuria che mi ascolta, senza troppa attenzione.
Volevo evitarlo, ci avevo provato, ma alla fine sono rimasto sopraffatto e tutti si è rigirato contro di me. Ma la condanna non serve venga proclamata, no giudice, risparmi la sua voce per qualcuno che la supplica di non dire quelle parole. La mia condanna me lo sono data io.
Colpevole di cosa: di essere un dilettante. Colpevole di essere stupidamente orgoglioso.
Non si parla più alla giuria. Parlo ormai a me stesso, a quei tanti personaggi della mia personalità: cercate di convincervi. Non lo feci apposta. Probabilmente ho pensato male, probabilmente soffrivo per ciò che facevo e probabilmente un po' ne gioivo, ma questo è ciò che comporta l'orgoglio. Ma perchè non ci rinuncio.
Perchè senza di lui non sarei più io.
Ma perchè non lo rifiuti. Perchè senza, sarei perduto.
Sì, agli occhi del mondo ho tradito. Ai miei occhi ho cercato di evitare, ma ciò che mi fa male non è solo il fatto di aver fallito, ma il fatto di aver fatto soffrire colui che proprio non lo meritava.
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