Nessuna vittoria ha mai contribuito alla crescita

"Il calabrone, secondo tutti i più importanti testi sul volo, ha un'apertura alare troppo piccola per permettergli di volare. Ma lui non lo sa, e continua a volare"
Sikorsky

giovedì 31 maggio 2007

Le maschere (quelle che nascondono) 1di 2

Forse tutti, almeno una volta nella propria vita, hanno desiderato potersi presentare al mondo non per quello che sono, ma per quello che vogliono essere. La soluzione a questo desiderio è comunemente chiamata "maschera", ovvero la possibilità di far apparire una realtà come trasformata rispetto la sua originalità.
In fondo è proprio quello che sto facendo io scrivendo questi post: sto cercando di mostrarmi come vorrei essere.
Ma per quale motivo nasce questo desiderio? Per due motivi, generalmente: o perchè non si è in grado di essere l'oggetto desiderato, o perchè non si ha la possibilità di mostrarsi come si è.
Prenderò in esame la seconda risposta, ovvero quella legata ad un impedimento estreno.
In questo caso, la maschera non altera propriamente la realtà, ma si limita a nasconderne una parte (invece che alterarla). Perchè tutta questa segretezza? Per un motivo (sul quale si è già parlato in "Sul fondo del Baratro - Poesia") che fa di nome società.
Tale "struttura" non è proprio quella di cui parlano personaggi come Marx o ancora prima Locke, ma risulta essere un insieme di persone che ubbidisce ad una serie di "ordinanze" alle quali ognuno dei componenti del gruppo si sottomette, consciamente o meno.
Le ordinanze si costituiscono per permettere a tutti i componenti del gruppo, senza eccezzioni, un'esistenza il più possibile tranquilla, che eviti a tutti di doversi preoccupare, anche all'interno di tale gruppo, di eventuali carenze, mancanze o, forse peggio ancora, meriti e capacità particolare, che causerebbero un allontanamento dal gruppo.

Ma sfortunatamente per il genere umano, gli uomini non sono tutti uguali ed ognuno è caratterizzato sia a livello fisico che intellettuale da forti distinzioni dai suoi simili. Risulterebbe quindi impossibile entrare a fare parte di una società, all'attuale stato delle cose. Com'è possibile che tale società si costituisca?
Semplicemente rinunciando volontariamente al mostrare le proprie differenze. Ecco che le maschere, che i singoli stessi scelgono di portare, cominciano a coprire le differenze, portando a creare individui tutti sempre più simili, fino al raggiungimento di una forta coesione di gruppo.
Ma a lungo andare la maschera si accomoda a tal punto da far sentire il suo proprietario più a disagio nel momento in cui questa non copre il volto. E le maschere finiscono con il sostituire il volto del loro proprietario, il quale arriverà a dimenticarsi di aver, un tempo, scelto di indossare una maschera e, allo specchio, riconoscerà nell'immagine riflessa il proprio volto.

Esistono tuttavia individui che si creano più di una maschera e prendono l'abitudine di cambiarla con una certa frequenza, giusto per non dimenticare qual è il loro volto originario e, soprattutto, quanto dannose possano arrivare ad essere le regole della società.
Ecco che le maschere diventano quindi un gioco, la possibilità di prendere in giro il mondo e tenersi abbastanza vicini a quello che è il proprio vero volto.

Ma allora, perchè non rinunciare completamente alle maschere? Perchè non evitarle e tenersi il proprio volto? A questa domanda aveva provato a rispondere Nietzsche, e in maniera abbastanza simile anche Pirandello, entrambi partendo da un presupposto: il vero volto dell'uomo non ha forma (non credo usassero queste parole, ma il concetto è abbastanza simile), poichè è il contemporaneo presentarsi degli opposti, l'odio e l'amore verso la medesima persona, il dolore e il piacere che vengono dallo stesso atto. Questa assoluta mancanza di forma è però estremamente pericolosa per due motivi. Porta innanzitutto all'instabilità del soggetto, il quale si ritrova perennemente combattutto tra opposti ed è costretto a portare tutto verso l'eccesso (nel tentativo di toccare almeno uno dei duo opposti) e, in secondo luogo, porta alla solitudine.
Ovviamente, in quanto l'instabilità è la più grande paure per la società, la quale non può accettare qualcosa di diverso, figuarsi qualcosa che continuamente cambia e che ogni volta deve essere esaminato per poter essere definito pericoloso o accettabile.

Posso assicurare che, personalmente, non credo di aver mai veramente raggiunto un qualche estremo, ma personalmente sono sicuro di essermi creato più di una maschera, e confermo che le tengo tutte quante spolverate.
Questo è quello che invito a fare chiunque abbia avuto la pazienza di leggere fino a qui questo post che, a dire il vero, dovrà essere ripreso ed approfondito.

"E quando in certe anime particolarmente intelligenti e delicatamente organizzate balena l'intuizione della loro molteplicità, quando, come fa ogni genio, esse infrangono l'illusione dell'unità personale e sentono di essere pluriformi, di essere un fascio di molti io, basta che lo dicano e tosto la maggioranza le imprigiona, ricorre alla scienza, fa constatare la loro schizofrenia e protegge l'umanità perchè non debba ascoltare dalle labbra di questi infelici un richiamo alla verità" Herman Hesse - Il lupo della steppa

2 commenti:

Bambom ha detto...

Pirandello docet....avere più maschere ti consente di avere la maschera giusta al momento giusto. Il lato negativo, è che dimentichi chi sei, che non ti levi più la maschera, qualunque essa sia. Se si è capaci di non dimenticare la propria identità nonostante il continuo uso di maschere, e mostrare quella identità solo con certe persone, non vedo dove sia il problema. Dopotutto la società attuale è talmente superficiale che difficilmente qualcuno si accorgerà della differenza tra le varie maschere....e senza.

Unknown ha detto...

Togli quella maschera,
lasciati guardare,
lasciati colpire dalla luce,
dalle accuse di chi scopre
che non sei quello che vuole.
Togli quella maschera
e paga col dolore.