Chi si ricorda chi era la donna tanto amata e cantata dal sommo Dante? La stessa che aveva il salvifico saluto che, per una questione di "fedeltà tradita" arrivò a togliere al poeta, il quale sbarellò completamente? Esatto! Beatrice!
Poiché la mia vicenda risulta sotto certi aspetti richiamare la breve (e spero efficace) descrizione fatta prima, prenderò in prestito alla dama il suo bel nome e lo utilizzerò per riferirmi ad una persona che ha avuto e tuttora ha un certo peso nella mia vita.
Ha un peso per il semplice motivo che mi ricorda costantemente quanto è brutto quando si viene svegliati, ma prima ancora, quando si viene traditi miseramente.
Eh già. Dopo quasi due settimane che finalmente cominciavo a considerarmi suo amico, senza la pubblica intenzione di andare oltre, ma nella mente un misero e innocuo sogno di andare oltre la semplice amicizia, vissi un'eterna giornata di assoluta assenza di contatto, durante la quale ero chiaramente ignorato e durante la quale crebbe in me la paura di essere stato offensivo nei suoi confronti, temendo di averla offesa o aver ferito qualcuno dei suoi amici.
Alla sera presi tutto il coraggio che avevo e le chiesi di regalarmi qualche minuto della sua serata: mi concesse tale grazia.
"Visto che oggi non mi hai rivolto la parola, mi chiedevo se era per qualche offesa che io avevo recato a te o a qualche tuo amico??"
"No, è che mi sembra tu stia cercando più di un'amicizia, ed è una cosa che non voglio fare".
Vi è mai sembrato che il tempo si fermi? In realtà è qualcosa che non può succedere. Più precisamente è un'illusione che nasce dal fatto che il vostro cervello sforna milioni di pensieri al millisecondo. Quel maledetto stronzo che è il Tempo non ci degna di regalarci qualche istante. Ce li presta giusto il tempo di viverli con poco interesse, e subito se li riprende. Solo dopo ci si rende conto che quell'attimo poteva essere l'istante decisivo per tutta una vita.
In quel desolato corridoio, alle due di notte, io non feci altro che rispondere
"Ah, va bene" e raggiungere l'ascensore che avevo precedentemente chiamato, entrarvi, aspettare che le porte si chiudessero, e sentire che non mi sentivo triste.
No, a differenza di quanto succede per una persona che viene rifiutata, quella volta mi sentivo furioso, rabbioso, aggressivo: ero stato tradito da una persona alla quale avevo donato la mia fiducia.
E in quell'ascensore, mi ritornarono alla mente milioni di cose, tra le quali, la prima volta.
Non il primo rifiuto.
Non il primo amore.
Ma il mio primo incontro. Con lui. Con il Baratro. E mi resi conto, che stavo per caderci dentro. Di nuovo.
Ma quella volta una maschera mi salvò.
Mi sono aggrappato all'orgoglio di quella maschera per quasi nove mesi.
Alla fine riuscimmo a parlarci di nuovo, grazie ad un nostro comune amico.
"Scusa, ricominciamo, ..."
Passarono due giorni. La ritrovai una mattina. La salutai, dopo nove mesi che l'avevo ignorata, facendomi invisibile a lei o rendendo lei tale.
Ma nulla era cambiato.
Sentivo ancora il dolore del tradimento, e vederla sorridere non mi faceva pensare ad altro che ai sorrisi che mi aveva negato quella dannata giornata. Non riuscivo a pensare che quella notte nell'ascensore potesse davvero essere lasciata alle spalle. No.
E infatti è proprio così.
Una cicatrice non può essere cancellata. Non siamo, purtroppo, come dei computer con dei capienti dischi rigidi. Nella nostra mente non si può sperare di inserire e cancellare un file semplicemente bittandolo nel cestino. Tutto ciò che viene scritto resta, indelebile. Il tempo può sbiadire il segno, ma se la forza con la quale questo è stato scritto era sufficiente, il Tempo non vincerà mai.
L'unica soddisfazione è pensare che la forza dell'incisione deriva dall'intensità delle emozioni provate, che non è determinata unicamente dalla tragicità di queste.
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1 commento:
Qualcosa forse sbagli: il tempo vince, dagli tempo. Dimenticare è impossibile, soffocare fra i ricordi, per un po', sì. Poi bisogna accettare, gurdarsi indietro e scoprire che fra quell'attimo e dove sei, c'è una vita in mezzo. Nessuno sta togliendo il significato a quell'attimo, nessuno sta dicendo dài un significato alla tua vita. Qualcuno, però, ti dice vivi.
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