Nessuna vittoria ha mai contribuito alla crescita

"Il calabrone, secondo tutti i più importanti testi sul volo, ha un'apertura alare troppo piccola per permettergli di volare. Ma lui non lo sa, e continua a volare"
Sikorsky

martedì 26 giugno 2007

I voti uccidono la creatività

In periodo di maturità è normale pensare ai voti. Pensare alle scorrettezze, ai regali, ai professori tirchi e quelli che regalano tutti. Ma limitarsi a questo non è che un'attività sterile. Molto meglio provare a scendere un po' più in profondità, provare a capire perchè quando vengono assegnati dei voti molte persone restano deluse, altre percepiscono qualcosa di marcio, altri si compiacioni di essere stati premiati per cose che non avevano fatto.

Cosa vuol dire dare un voto? Innanzitutto, significa creare uno schema valutativo unico e applicarlo a tutta una serie di lavori consegnati da diverse persone.
All'interno di questa operazione, questa così semplice operazione, si riscontrano subito 2 incongruenze, due... "bestemmie". Due insulti.
Innanzitutto, si cerca di applicare uno schema oggettivo per valutare in tale maniera una serie diversa di lavori. La domanda è: come può una persona creare uno schema veramente oggettivo? Non è possibile. In qualche modo, metterà sempre qualcosa di suo, a meno che non sia ridotta ad una macchina, ma ciò non può succedere. Di conseguenza, tale schema non può essere veramente oggettivo (trascendentale in senso kantiano sarebbe la più adeguata definizione), ma questo è comunque il meno offensivo dei due insulti.

Quello veramente offensivo è il seguente. Usare uno schema per un insieme di persone significa considerare tutti i lavori esattamente uguali uno all'altro. Ma con questa operazione, in realtà, si stanno considerando uguali anche i creatori di quei lavori. Si sta in buona sostanza rinunciando all'individualità delle singole persone che hanno lavorato al loro singolo lavoro. In questo modo si stanno volontariamente tralasciando tutte le componenti che rendono unico ogni lavoro, prime fra tutte l'impegno. Sarebbe impossibile tenere presenti tutti questi elementi che stanno alla radice di ogni lavoro all'interno di un voto, anche perchè provare a tenerne conto risulterebbe a sua volta una schematizzazione (e omologazione) di qualcosa che è unico e irriproducibile.
Giudicare qualcosa significa osservare un prodotto staccandolo da quello che è il suo creatore e lasciare che la propria simpatia esprime il commento di chi sta correggendo. Se la simpatia trova qualcosa che in qualche modo la dispone positivamente, il commento sarà buono, altrimenti si esprirmerà in senso negativo.

Ora, per esprimere un parere bisogna essersi guadagnati la posizione tramite il merito per permettersi di parlare, ma sinceramente credo di avere una posizione che mi permetta di abbastanza su questo argomento. Con i miei voti mi sono ritrovato unicamente con un grande amaro in bocca quando altri avrebbero fatto carte false per averli. Mi sono reso conto che un voto non fa che lasciare un'insoddisfazione, in quanto riduce a qualcosa di assolutamente commercializzabile (applicare un voto non si differenzia troppo da applicare un'etichetta con un prezzo) qualcosa che il suo creatore riteneve unico e senza prezzo.
E' per questo che la creatività non deve essere valutata, ma unicamente commentata, per cercare di comprendere quale valore aveva per il suo creatore e sperare che assuma una certa importanza anche per chi la osserva.

E' impossibile cercare di comprendere l'idea di qualcun altro, poichè solo colui che l'ha concepita avrà modo di averla chiara in testa come essa è nata. Chi cerca di comprendere sta solo costruendo una sua idea seguendo delle indicazioni di un altro.

2 commenti:

Bambom ha detto...

Eppure i voti servono, in un modo o nell'altro il loro lavoro lo fanno....tralasciamo la qualità del lavoro, ma il lavoro lo fanno. La valutazione di un prodotto finito, qualunque esso sia, spetta da una parte al produttore, dall'altra a chi il prodotto è destinato. Nel caso dello studio produttore e destinatario coincidono, solo che il lavoro viene valutato da altra gente che dovrebbe avere le conoscenze per farlo. Se non capisco niente di latino e a fine giornata ho studiato 2 autori, per quanto mi riguarda è un buon risultato, anche se per il prof probabilmente non lo è. Se da uno scooter che fa 45km/h ne tiro fuori uno che fa 80km/h spendendo 50€, il prodotto finale mi pare più che ottimo. Ovviamente c'è sempre quello che ha la madre che insegna latino o che ha lo scooter da 100km/h (pagato però 1200€)...ma il mondo è fatto così. L'importante è essere soddisfatti del proprio lavoro, senza dare ascolto ai voti esterni. Dopotutto 5 anni di liceo per me significano molto altro che dei semplici voti. I voti rappresentano il 3% dell'esperienza scolastica, ci sono altre cose, altri valori più importanti.

Anonimo ha detto...

I voti uccidono la creatività soprattutto quando ti trombano agli scritti della maturità.